Ho scoperto Enrico Cerni con la sua pubblicazione “Dante per manager”, in cui l’autore, con acume e originalità, accompagna lettori e lettrici alla scoperta dell’arte del “gestire” attraverso la Divina Commedia e i suoi personaggi, dove la meta finale resta il Paradiso, il regno delle virtù aziendali, in cui i beati sono modelli di comportamento, medievale e contemporaneo.
Leggere i testi di Enrico è aprire un dono, che fa ai lettori, offrendo la sua amplissima competenza linguistica e di contenuto e la capacità di rendere concetti complessi accessibili, favorendo una riflessione profonda e stimolante, mai banale.
Non potevo proprio farmi mancare la sua più recente pubblicazione, l’"Atlante della Complessità"!
Nel mio percorso di lettura dell’ultimo testo di Enrico, ho trovato nuove riflessioni e un metodo che desidero condividere non solo per la loro bellezza e utilità, ma anche per il modo in cui risuonano con il mio approccio alla vita e al mio lavoro di coach. Citarle tutte è impossibile nello spazio di un blog! Per questo ne ho selezionate alcune.
Il libro ci mostra come la complessità possa essere abitata, non dominata.
Spesso invito i miei Coachee a “stare dentro” il flusso, lasciando uscire naturalmente pensieri ed emozioni, senza incasellarli da subito(come il nostro pensiero sequenziale ci porta a fare!), senza timore di perdersi, fidandosi del processo che li accompagnerà disvelare ogni volta in modo nuovo e unico. Cerni, in modo analogo, invita lettori e lettrici, nella rotta del metodo, ad avere dei riferimenti e ad essere pronti, al tempo stesso, ad andare oltre: “methodos è il sentiero da percorrere per andare in un determinato luogo…significa ricerca, investigazione…chi vuole cercare deve possedere una via e andare oltre la stessa…il metodo non e’ schema rigido, non e’ standard”.
In tutta questa positività, l’unico aspetto su cui mi sento di lanciare una sfida all’autore dell’”Atlante della complessità” è la proposizione di elenco delle rotte che si intersecano alla fine di ogni capitolo. Anche se intuitivamente apprezzo il suggerimento, mi chiedo: perché indicare questi intrecci se la bellezza della scoperta e i suoi percorsi sono squisitamente individuali? Ogni lettore ha il proprio percorso unico e le possibilità di intrecci e prospettive sono potenzialmente infinite.
In conclusione, Cerni tratta tematiche complesse srotolando matasse con amore, competenza, professionalità e una leggerezza poetica che rende la lettura (o meglio, la navigazione!) non solo informativa, ma anche particolarmente piacevole. Navigazione che, se interiorizzata, esprime anche il suo potenziale trasformativo: Il viaggio nella complessità diventa un viaggio interiore, nel primo sistema complesso che abitiamo: noi stessi.
In un mondo VUCA (Volatile, Incerto, Complesso e Ambiguo), la capacità di affrontare la complessità è una competenza fondamentale che possiamo tutti coltivare. Abitare la complessità significa abbracciare l'incertezza e riconoscere che non esiste una verità unica, ma una molteplicità di prospettive che rendono il nostro viaggio insieme sorprendente e ricco di significato.
Buona lettura!