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Consigli di Lettura: l’"Atlante della Complessità" di Enrico Cerni
Pubblicata il 14/01/2026

Ho scoperto Enrico Cerni con la sua pubblicazione “Dante per manager”, in cui l’autore, con acume e originalità, accompagna lettori e lettrici alla scoperta dell’arte del “gestire” attraverso la Divina Commedia e i suoi personaggi, dove la meta finale resta il Paradiso, il regno delle virtù aziendali, in cui i beati sono modelli di comportamento, medievale e contemporaneo.

Leggere i testi di Enrico è aprire un dono, che fa ai lettori, offrendo la sua amplissima competenza linguistica e di contenuto e la capacità di rendere concetti complessi accessibili, favorendo una riflessione profonda e stimolante, mai banale.

 

Non potevo proprio farmi mancare la sua più recente pubblicazione, l’"Atlante della Complessità"! 

 

Nel mio percorso di lettura dell’ultimo testo di Enrico, ho trovato nuove riflessioni e un metodo che desidero condividere non solo per la loro bellezza e utilità, ma anche per il modo in cui risuonano con il mio approccio alla vita e al mio lavoro di coach. Citarle tutte è impossibile nello spazio di un blog! Per questo ne ho selezionate alcune.

  • La struttura del libro, anzitutto, consente una navigazione a libera scelta: un approccio che responsabilizza chi legge, rispettandone ritmo, passo ed emozioni. Ognuno può esplorare le varie “rotte della complessità” in modo unico e creativo. Questo è esattamente il modo in cui credo che si debba affrontare il cammino verso la conoscenza e la consapevolezza: con apertura e rispetto per il proprio battito interiore, un po’alla volta, ogni volta con qualche strumento nuovo, ogni volta da una prospettiva differente, navigando, con equilibrio tra agio e sfida, nel flusso della scoperta.
  • Anche le citazioni e la bibliografia presente in chiusura raccontano dell’originalità e della professionalità dell’autore, alimentate dalla sua cura per chi legge.

 

  • Tra le rotte analizzate, mi hanno molto colpita
    • quella dedicata al feedback, in cui l'autore fa un innovativo riferimento al concetto di “pharmacon”, che è  “un po’medicamento e un po’ veleno; in parte antidoto e in parte tossina”. Come ogni rotta della complessità anche quella del feedback e ‘innervata di incertezza: quando agiamo non conosciamo l’output del nostro interlocutore! E l’incertezza, sempre presente dietro le quinte della complessità, ci ricorda che essa non è mai statica e che porta in grembo, al tempo stesso, ciò che ci attrae e ciò che ci respinge: il rischio e l'opportunita'
    • quella dedicata ai sistemi e all'interconnessione, temi a me cari, che riprendono l'idea che ogni nostro gesto ha effetti che si estendono oltre la nostra comprensione immediata.  

 

Il libro ci mostra come la complessità possa essere abitata, non dominata.

Spesso invito i miei Coachee a “stare dentro” il flusso, lasciando uscire naturalmente pensieri ed emozioni, senza incasellarli da subito(come il nostro pensiero sequenziale ci porta a fare!), senza timore di perdersi, fidandosi del processo che li accompagnerà disvelare ogni volta in modo nuovo e unico. Cerni, in modo analogo, invita lettori e lettrici, nella rotta del metodo, ad avere dei riferimenti e ad essere pronti, al tempo stesso, ad andare oltre:  “methodos è il sentiero da percorrere per andare in un determinato luogo…significa ricerca, investigazione…chi vuole cercare deve possedere una via e andare oltre la stessa…il metodo non e’ schema rigido, non e’ standard”.

 

In tutta questa positività, l’unico aspetto su cui mi sento di lanciare una sfida all’autore dell’”Atlante della complessità” è la proposizione di elenco delle rotte che si intersecano alla fine di ogni capitolo. Anche se intuitivamente apprezzo il suggerimento, mi chiedo: perché indicare questi intrecci se la bellezza della scoperta e i suoi percorsi sono squisitamente individuali? Ogni lettore ha il proprio percorso unico e le possibilità di intrecci e prospettive sono potenzialmente infinite.

 

In conclusione, Cerni tratta tematiche complesse srotolando matasse con amore, competenza, professionalità e una leggerezza poetica che rende la lettura (o meglio, la navigazione!) non solo informativa, ma anche particolarmente piacevole. Navigazione che, se interiorizzata, esprime anche il suo potenziale trasformativo: Il viaggio nella complessità diventa un viaggio interiore, nel primo sistema complesso che abitiamo: noi stessi.

 

In un mondo VUCA (Volatile, Incerto, Complesso e Ambiguo), la capacità di affrontare la complessità è una competenza fondamentale che possiamo tutti coltivare. Abitare la complessità significa abbracciare l'incertezza e riconoscere che non esiste una verità unica, ma una molteplicità di prospettive che rendono il nostro viaggio insieme sorprendente e ricco di significato.

Buona lettura!

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