Oggi più che mai molti di noi possono percepire chiaramente l’infelicità, ma della felicità perlopiù non ci si accorge se non a posteriori.

Lascia un profumo inconfondibile quando se ne va: è questo il segnale che può preallertare il nostro senso.

Poi, chi l’ha provata almeno una volta sa che della felicità non si può parlare: farlo è come dire “ti amo” sprofondando negli occhi dell’amato/a… poi sembra che dentro qualcosa non sia più lo stesso.

Platone diceva che il piacere è la soddisfazione di un bisogno… per provarlo è necessario avere un ostacolo evidente e superarlo… La felicità, però, è diversa. Essa a poco a poco pervade il corpo, mentre già silenziosamente se ne va lasciandolo deserto e fin svuotato.

Si potrebbe dire che non abbia a che fare con il raggiungimento dell’obiettivo, né con un cambiamento ben riuscito: la felicità è ben altra cosa!
Incontrare il desiderio un poco le si avvicina: spostare le stelle a mani nude è appagante, ma una volta fatto non rimane che il successo, un participio passato di ciò che abbiamo fatto accadere una volta per tutte.

La felicità evapora superato il momento: l’immagine del profumo tiene allora!
La fragranza vieppiù non è flagranza col passare del tempo; dopo un po’ si mescola al contesto e buonanotte al secchio.

Per supplire a questa infelice deficienza, i greci antichi, grandi cultori del piacere e del desiderio, nonché della virtù etica avevano individuato quattro tipi di felicità:

  1. Olbios (όλβιος) ovvero felice di quella felicità di chi non si sente mancare di nulla. Gli dèi avevano questa caratteristica: ne è prova l’aggettivo “dives” latino, cioè ricco, molto simile a “divus” cioè dio. La città sarda Olbia prende il nome da qui, significando appunto luogo prospero e felice. Questo primo stato di felicità, però presenta una grave mancanza: quella dell’amore!
    Infatti proprio gli dèi, per continuare a non mancare di nulla, devono assolutamente evitarlo. L’amante ha un buco nel cuore della forma dell’amato… nessun abitante dell’Olimpo può permetterselo!

 

  1. Eutyches (ευτυχής), letteralmente fortunato. Colui che a che fare con la buona sorte è felice! Ne è prova il termine inglese “happy” che viene da “to happen”, cioè accadere sottintendendo bene. La dea bendata, però è incostante e soprattutto incorruttibile: il fatto di non poter determinare il suo operato col proprio ardire, rende presto sgomenti e dubbiosi a causa dei possibili rovesciamenti del caso.

 

  1. Makarios (mακάριος) vale a dire beato per meriti. Si tratta di un tipo di felicità che ha a che fare con un giudizio esterno o con la censura del super ego. In entrambi i casi è sottoposta ad un principio di elaborazione del significato del vivere, oltretutto in divenire. Da questo aggettivo deriva l’avverbio “magari” che indica felicità di scelta e preferenza. Anche l’attore Erminio Macario, probabilmente scelse di mantenere il cognome al posto di prendere un nome d’arte, perché esso indicava perfettamente l’obiettivo della comicità da lui praticata, ovvero regalare momenti felici al pubblico.

 

  1. Eudaimonia (εὐδαιμονισμός), è il termine che descrive il felice come colui a cui è stato affidato un buon demone. Qui gli antichi ci avevano visto lungo: il demone (δαίμων) è ravvisabile in quello che la psicologia moderna identifica con l’inconscio. L’ES di Freud, dopotutto, altro non è che una parte indomita e pulsionale che ci spinge a fare cose a volte disdicevoli per la morale. Quindi, chi ha in sorte un inconscio gestibile, allora può dirsi felice. Forse lo sapeva il cantautore Vasco Rossi quando scrisse “Manifesto futurista della nuova umanità”, dicendo testualmente “Ho fatto un patto sai, con le mie emozioni, le lascio libere e loro non mi fanno fuori.” Bene, i filosofi sofisti dicevano “fai quello che più ti piace se nessuno ti vede”, avendo probabilmente a mente che l’atto liberatorio del ES, incide sulla felicità notevolmente. Non per nulla Eric Berne, che di inconscio se ne intendeva assai, collegò questa parte al bambino interiore, nutrito psicologicamente dalle emozioni proprie e dagli insegnamenti del copione familiare. In ultima istanza, quindi si potrebbe dire che è felice colui che ha un buon inconscio familiare e/o sa gestire bene le sue emozioni.

A ben vedere, ci vorrebbe un bel mix & match di tutti i succitati modi della felicità per essere felice in maniera duratura, ma prima di andare avanti con le nostre scoperte torniamo al titolo di questo articolo.

 

Perchè esiste il senso della Felicità?

 

“Per farci sentire quando facciamo bene, ovvero siamo allineati al motivo per il quale siamo venuti al mondo”, può essere una risposta plausibile.

Sentire di essere felice è come accorgersi di pettinare la vita per il verso del pelo udendo dentro al cuore le sue fusa.

Il dottor Maxwell Maltz ha studiato a lungo l’inconscio umano, in maniera nient’affatto superficiale forse perché era un chirurgo estetico.

Il termine cibernetica deriva da una parola greca che significa letteralmente l’arte del timoniere…
… Felice è colui che è padrone del suo pensiero.

Ebbene, saper controllare il pensiero, alla lunga informa l’ES, che come dice Maltz è un servo meccanismo che deve per sua natura tendere ad uno scopo: se siamo noi a dirigerlo, remerà a favore facendoci ottenere più facilmente quello che riteniamo possa renderci felici.

Ecco, l’agio è una caratteristica della persona felice. Non per nulla si dice agiato colui che ha ricchezze, così come il suo contrario in inglese, desease (disagio) significa malattia. I romani identificavano nell’ozio questo stare bene e precipuamente quel far le cose con leggerezza e spazio di manovra che appunto gli inglesi definiscono “ease”. Allora varrebbe la definizione di felicità epicurea, vale a dire quella sicurezza derivata dall’assenza di preoccupazioni per la quale era stato inventato il quadrifarmaco.

Sicuramente buona parte dell’infelicità quotidiana è causata dalla percezione della divergenza tra ciò che si fa e ciò che si vuol fare; una sorta di dissonanza cognitiva alla Leon Festinger che causa quel disagio, appunto, responsabile della ricerca della felicità.

Diogene, il filosofo greco partì per questo viaggio senza fine dicendo a chi gli domandasse “cerco l’uomo”.

Per procedere nella scoperta della felicità ci concentriamo quindi sul punto quattro, ovvero l’Eudaimonia: cercare l’uomo significa prima di tutto arrendersi a se stessi.

Il fuoco che cerchi è quello della tua lanterna ed il tuo riso è già cotto da molto.

Antico proverbio orientale

Il nostro demone, definito talvolta ombra con un’accezione leggermente diversa, è stato programmato come abbiamo visto dal copione familiare e prima ancora dall’inconscio collettivo della propria cerchia e dalla cultura nazionale.

L’ombra è a tutti gli effetti corresponsabile della nostra felicità. Essa recepisce facilmente il dialogo interno negativo, mentre quello positivo non gli arriva. L’ombra semplicemente ascolta e parla per immagini, ma noi non ci accorgiamo di non generarne di potenti quando desideriamo raggiungere un obiettivo e poi ci lamentiamo. Per le paure, invece la visualizzazione è molto vivida, causando addirittura manifestazioni spiacevoli nel corpo.

Bingo: la correlazione psicosomatica è un mezzo per arrivare alla felicità!

E la felicità è a sua volta un mezzo per arrivare al senso della vita!

Il destino è il manifestarsi della nostra vera essenza, del nostro perché: la felicità è lì per rivelarcelo!

Agendo sul corpo in modo consapevole si possono modificare dapprima l’umore e poi controllare parzialmente i pensieri. Lo sapevano i latini quando pensarono di tramandare l’adagio “mens sana in corpore sano”, ma da solo questo trigger oggi non basta. Alcune branche della psicologia moderna tra cui la “Bioenergetica” di Lowen vedono il corpo come il terreno dell’inconscio: la felicità allora sarebbe risultante dello scioglimento dei blocchi cristallizzati nella memoria carne di ogni individuo.

Assolutamente, questo è fondamentale, anche se a mio avviso ciò che si ottiene è la contentezza, non la felicità tout court.

Hai notato che in fondo alle favole si dice sempre “e vissero felici e contenti”?

Felicità e contentezza non sono la stessa cosa!

Agostino di Ippona si era concentrato molto su questa differenza nella sua formulazione dell’ amor fati (amore per la propria sorte), probabilmente meditando sulla massima di Seneca “coloro che vogliono il loro destino ne sono condotti amorevolmente, mentre coloro che non lo accettano ne sono trascinati di peso. Secondo il grande pensatore, perciò è contento colui che contenendo le proprie aspettative finisce per amare ciò che ha più di ogni altra cosa.

Ne deriva una breve definizione di felicità per differenza, come quell’aspettativa trepidante e incontenibile di un futuro allucinato come bellissimo. È il sabato del villaggio Leopardiano, preparazione che cura l’anima, avvicinandola alla festa.

Felice è colui che anticipa la festa, nel senso che riesce a immaginarla col corpo, attraversando stati di euforia con produzione di endorfina in abbondanza.

In merito alla questione chimica, si è visto che i topolini mettono in circolo neuro trasmettitori del piacere all’inizio della ricerca più che alla fine. “La caccia è meglio della presa” (The chase is better than the catch), gridavano infatti sia i MOTÖRHEAD, sia Scooter nelle loro canzoni…cioè, la ricerca orientata è un momento dove si prova una felicità maggiore della conquista.

La terra da conquistare, per la quale si partiva in passato, era la ridente vallata che gli antichi chiamavano Arabia Felix, corrispondente in parte allo Yemen che vuol dire tutt’ora terra felice.
Terra di incenso, la felicità: incendio – brucio – purifico i pensieri: sono felice.

E dei felini vogliamo parlare?
La loro indipendenza non è quella libertà dell’ozio di cui abbiamo detto sopra? Felix il gatto… sembrava felice in effetti, eppure era bianco e nero.
Per gli Egizi questo animale era sacro… e quindi beato… sinonimo di felice. Ci risiamo.
Bastet, la dea gatto, che rappresentava l’amore del focolare era connessa alla Luna e quindi al femminino sacro che da bilanciamento come la coda… 9 numero del femminino sacro, 9 le code del gatto stregato… 18 (8+1=9), numero del tarocco della Luna. Tutto tornava per gli antichi e anche per Jung: far la pace con il male interiore, da equilibrio e felicità. Non per nulla il gatto Felix è bianco e nero, integrazione dell’ombra, esempio opposto al Dr Jekyll e Mr Hyde…ma quella è una storia a cui manca il lieto fine!

Ecco, il fine, può dar felicità!

Cito ancora Maltz che parla di nostalgia del futuro… Felice è chi ha nostalgia del futuro!
Felice è colui che rimane fecondo, ad aspettare il seme, ad accogliere la chiamata con gioia.

Felice è colui che dice sì a cuor leggero, colui che gioca a dadi con la morte, felice è colui che canta e che balla perché è dalla terra che viene la musica del cuore!

E ancora, felice è chi mangia di nascosto da se stesso il cioccolato, felice è il sudore di una corsa e l’amore liquido di due anime che si scambiano di corpo. E da ultimo, felice è colui che mette in comune i sensi travasando con gioia le emozioni; felice è chi cammina saltellando perchè non si ricorda più il peccato, felice è chi vede tutto come se non l’avesse mai veduto prima.

Il senso della felicità è un senso fine che solo il collegamento con la Natura più recondita può dare.

Sicuramente ci vogliono curiosità e intenzione…. Si, tanta intenzione per non cadere in tentazione e vivere nel tempo infelice degli altri.

Chi è felice è sicuramente ribelle, ma forse anche un po’ folle.

Ribelle significa che combatte la persona a cui si è arreso in precedenza, mentre folle… è una marcia che manda molto su di giri.

La felicità è un po’ un delirio, un uscire fuori dal solco, prendendo il toro per le corna… per poi mettersi le mani dentro, tirar fuori l’ombra e presa sotto braccio, portarla a fare un giro.

Per essere felici ci vuole coraggio. Questo l’ho capito.

 

Ma per diventarlo, come si fa, Barbara?

A essere felici ci vuole coraggio, hai ragione Dario!

Tutte le volte che parliamo di felicità modifichiamo il nostro stato col solo fatto di chiedersi: sono felice ora?

La felicità è qualcosa di così intimo, profondo, travolgente, trascinante, potente, che ogni volta che ne scriviamo siamo grandemente consapevoli di renderne solo una piccola parte. Ci sembra di mettere confini alla felicità, dicendo di lei… confini che non ha visto, perché a volte sembra espandersi infinitamente!

Bene, oggi abbiamo deciso di parlarne comunque, ben sapendo che i nostri pensieri ne racconteranno un pezzettino seppur la prospettiva a quattro mani ampli di molto la visuale.

Siamo felici quando ci sentiamo serenamente cullati in uno stato d’animo positivo di pienezza: uno stato di calma equilibrio, che luccica e ci fa sorridere, con l’energia che arriva da dentro e si racconta all’esterno attraverso la piega delle labbra, i muscoli del viso e i nostri occhi; e all’interno ci pervade di calore, più o meno così, come rappresentato nella foto.

 

 

L’eudemonismo è una dottrina morale che assegna alla vita umana il compito di raggiungere la felicità.

Fosse facile.

Qualche tempo fa, uno dei miei mentori mi disse che quando conosciamo un’emozione, nel suo profondo, ne sperimentiamo anche l’opposto.

La felicità, come ogni altra emozione o stato d’animo non è permanente, ma evolve secondo un prima e un poi.

Per magia o per qualche colpo di fortuna?

Magari una spintarella dall’esterno arriva e la felicità ci porta più verso la gioia o verso il dolore.
Senza contare le tempeste causate dai naturali meccanismi chimici e biologici che ci sballottano qua e là, ma il sentimento lo viviamo e lo manteniamo con la nostra intenzione: siamo felici se scegliamo di essere felici.

Pensa a quando sorridi. Sorridere è una scelta.

Si, vero, magari sorridi dopo aver ascoltato per l’ennesima volta il tuo monologo preferito del tuo comico del cuore, ma perché il sorriso compaia sul tuo viso hai fatto già almeno 4 scelte:

  1. Cercare il monologo
  2. Ascoltarlo
  3. Essere aperto ad accogliere il divertimento
  4. Permettere al tuo sorriso di sbocciare

 

Anche essere felici è una scelta. Una scelta coraggiosa.
È anzitutto la scelta di predisporci ad accogliere, a vedere. Qualcosa che ci faccia stare bene.

Questo atteggiamento a volte apre altre finestre, altre le chiude. Perché quando ti senti felice la felicità hai paura di perderla.

Sai Dario, in ogni momento della vita in cui mi sento felice mi spavento! Ma poi mi fermo e mi dico: “goditi questo momento in tutta la sua bellezza e la sua unicità”. La felicità è un dono e va aperta subito quando la si ha a portata di cuore! Per cui mi lascio andare, sorrido e mi gusto ogni istante.

Cosa sarà poi? E chi lo sa? Vivere con il pensiero fisso al futuro genera incertezza e ansia, perché ciò che sarà non possiamo saperlo. Però si può scegliere di vivere nel presente e capire ogni attimo di felicità che la vita ci offre.

Si può scegliere di fluire, ma di non lasciare correre.

Mi ricordo un sogno ricorrente che facevo da ragazza.

“Ero in una stazione ferroviaria. Arrivava un treno. Alle mie spalle c’era un telefono*. Il telefono suonava. E io ero lì, con lo sguardo al treno e una persona che mi chiamava a salire, “dai che sta per partire!”. Le mie gambe erano rigide. Sentivo una forte spinta dentro, ma il treno partiva prima che io muovessi il passo. E restavo li, a vedere il treno che si allontanava. E io rispondevo al telefono”.

Questo sogno l’ho fatto tante volte, finché ho deciso che la mia vita era solo mia: il telefono sarebbe stato sempre lì, ma avrei potuto rispondere in modo nuovo. Le occasioni, poi, mi avrebbero potuto rendere una persona più ricca e felice contribuendo anche al benessere di chi mi amava e stava dall’altro capo del filo. Così, per me, pian piano il telefono si è trasformato da fisso a mobile e l’emozione nel rispondere in quella della gioia dell’incontro e non della pesantezza del sentirmi trattenuta.

Quando scegli di essere felice non lasci correre. Il treno non lo lasci andare via.

Quante cose hai lasciato correre? Quanti giorni hai passato a fare quello che “dovevi” aspettando di vedere cosa sarebbe accaduto?

Vuoi davvero lasciare che la pigrizia, il senso di impotenza, la rinuncia, la fatica possano prendere il sopravvento, magari mascherate da qualche giustificazione tipo “non ho tempo” “meglio svagarsi un po’” “non posso mica sobbarcarmi un altro impegno” “del resto io cosa posso fare ora? meglio aspettare” “chissà cosa penseranno di me”.

Vuoi stare li a guardare alla finestra e aspettare che qualcun altro faccia le cose per te, ti paghi il prossimo corso di formazione, ti prepari il pranzo …?

Si, puoi pensarlo, anche più di una volta nella vita. Cullare comodità e aspettative, letteralmente attendere e pretendere, nell’intimo, che altri facciano per te. Risultato?
Delusioni e perdite di tempo.

Potresti però anche farla più semplice: vuoi costruire qualcosa?
Fallo con le tue mani.

Quando scegli ti assumi una responsabilità, ovvero dichiari a te stesso/a che sei tu l’artefice della decisione e che se ciò che accadrà dopo averla presa non corrisponderà a ciò che ti aspettavi, vabbè, proverai a capire come fare diversamente la prossima volta. Ma almeno ci avrai provato.

Per agguantare la felicità è necessario essere capitani coraggiosi, buttare un occhio oltre la zona di confort e addentrarsi, un passo alla volta, al tuo passo, nella zona di sfida, con l’elmetto e la torcia accesa, e la voglia di scoprire. Consapevole che inciamperai e potrai anche cadere, ma intanto traccerai la strada e arriverai fin dove hai visto con il cuore. E nel frattempo avrai vissuto, da protagonista, la tua vita.

Si deve lasciare qualcosa per essere felici?

Si, anzitutto la paura. Si deve scegliere di lasciarsi la paura alle spalle.
La paura di sbagliare.
Con la consapevolezza che se non si prova non si avrà mai!

Si rischia qualcosa a volere questo?

Si, di stare bene! Di crescere in indipendenza e autostima.

Per accedere alla felicità sembra si debba lasciare la propria zona di confort e fare delle scelte.
Ma dove?
Come?
E come accorgersi dei progressi?

Può capitare di provare felicità all’improvviso: lasciarsi andare e guardare ciò che si ha senza pensarci.
Magari con un pelosetto come il mio Teodoro (è un cagnolino per chi non lo sapesse),  che appoggia la testa sulle mie gambe e si addormenta.

Diversamente, a un certo punto un po’ di tecnica ci sta. La posta in gioco è alta!

Fortunatamente le strade che possono condurre alla felicità sono molte.
Intanto proviamo a dirne due.

  1. ALLENA LA TUA INTELLIGENZA EMOTIVA

L’intelligenza emotiva è un complesso di competenze di cui tutti disponiamo, senza esserne spesso consapevoli. Studi autorevoli dimostrano che al suo crescere aumentano anche le nostre performance oltre al successo, dove per successo intendiamo l’espressione più positiva possibile delle quattro aree illustrate dalla immagine seguente.

 

 

Quando riesci a realizzare ciò che desideri in ciascun quadrante, in ogni sua sfumatura, per quanto ovviamente consentito dal contesto che puoi controllare, allora puoi vederti felice?

Prova a pensarci: stai bene, la tua autostima è elevata; sei gratificato dalle relazioni che hai costruito: ti senti soddisfatto e realizzato e prendi le tue decisioni senza ripensamenti continui, con risolutezza. E… sei persino fonte di ispirazione per gli altri!

Come ti senti?
Felice?

Sei in un equilibrio ricco nella sfera personale e relazionale; di vita e di lavoro. Se non è felicità ci si avvicina molto, che dici? Si sta bene lì, vero?

Come ci puoi arrivare? Allenando i tuoi muscoli emotivi! Come in palestra, magari all’inizio con un coach che ti faccia da personal trainer.

Insieme a te, Dario, ne parliamo nell’articolo, sull’ottimismo, ma ripetere giova 😊

Per stare bene è necessario curarsi della propria mente come del proprio corpo perché sono in dialogo continuo! Una mente ben curata porta ossigeno a tutti i muscoli! Il dentro può cambiare il fuori se ne sei consapevole.

Allena la consapevolezza delle emozioni, tue e delle persone con cui entri in relazione: impara a notarle, guardarle, fruirne come informazioni preziose. Intanto nutri la tua motivazione intrinseca attraverso i tuoi valori, il tuo senso di appartenenza, la tua passione, il tuo scopo. Alimenta poi il tuo ottimismo, la tua abilità a vedere più prospettive – anche quando ti può sembrare che non ci sia nessuna strada, la strada c’è sempre. Da ultimo esercita l’empatia. Resta in contatto con te stesso/a e con gli altri, concediti qualcosa, accogliti, amati.

Usa il tuo tempo per trovare il tuo scopo, il tuo perché!

Non vogliamo parlare di obiettivi di breve periodo ed esclusivamente legati a te, bensì di qualcosa di più grande, che include te e gli altri. Qualcosa di cui il mondo ha bisogno e a cui puoi portare il tuo personale e unico contributo, sempre se lo scegli, ed esserne costantemente alimentato/a.

Stiamo dicendo del “perché”, quel motivo tutto tuo che dà senso compiuto a tutte le cose che fai, anche le più piccole. È il perché che fa trovare la felicità nelle piccole cose: una volta che ne avrai preso coscienza ognuna diventerà parte di una composizione più grande!

Ogni passo che compiamo, ogni meta che raggiungiamo, fosse anche solo avvicinare il nostro naso a un fiore per sentirne il profumo è un ciclo che si compie. E genera equilibrio ed energia positiva, di realizzazione.

Ogni piccola cosa contribuisce a costruire qualcosa di più grande. Ogni momento di benessere alimenta la permanenza di uno stato d’animo che per natura è in equilibrio instabile.

Vuoi iniziare ora il tuo cammino verso la felicità? Se stai per cenare o pranzare, senti fino in fondo il gusto di ciò che stai mangiando, resta nel momento, fai in modo che ti gratifichi.

Anche un buon maccherone è un ottimo primo passo!

La felicità è un equilibrio instabile.

Ma la buona notizia è che possiamo permanentemente costruire la nostra felicità!

La felicità è un equilibrio in movimento, del resto, se non avessi mai sperimentato la tristezza non avresti idea di cosa è la felicità per te. E viceversa. Il nostro stato d’animo oscilla, ma noi possiamo con consapevolezza portarlo all’equilibrio che desideriamo. Lavorandoci con costanza. Tenendo in focus il nostro obiettivo e il nostro guadagno: vivere una vita piena!

Lascia ad altri il ruolo di fare la comparsa nella loro vita e prendi in mano il timone della tua!

Per essere felici, per (ri)generare quell’equilibrio che ci culla, in uno stato d’animo sereno e positivo di pienezza, che luccica e ci fa sorridere, dentro e fuori, possiamo allenare l’intelligenza emotiva, così come possiamo anche scegliere altre strade. O meglio ancora, metterle insieme!

  1. METTI IN EQUILIBRIO LE TUE SETTE AREE DELL’ESISTENZA

Hai mai sentito parlare dei chakra? In modo molto semplificato, i chakra sono dischi, sfere energetiche in cui la nostra coscienza incontra il nostro corpo. Sono posti lungo la nostra colonna vertebrale in corrispondenza dei centri nervosi e degli organi vitali principali. L’energia rappresentata dai chakra è la forza vitale, il Prana. Se circola regolarmente stiamo bene. Se qualche chakra si blocca…lì nasce il problema. L’energia non passa più. E noi ci spegniamo.

Nel coaching, per accompagnare i miei partner alla felicità, a stare bene, uno degli strumenti che utilizzo si appoggia proprio alla teoria dei chakra.

Si chiama “le sette aree dell’esistenza”.

Come i chakra, queste aree coesistono in noi.

E se qualcuna è bloccata stiamo male. Ci sentiamo insoddisfatti, ci nascono in testa mille paure, entriamo in ansia, ci sentiamo delusi, demotivati. Ci fermiamo, come la nostra energia.

Per essere felici, dunque, dobbiamo scegliere di riequilibrare le nostre aree dell’esistenza.

Ma quali sono?

Per semplicità te le riassumo in una tabella, affiancandole ai 7 chakra, cosicché, già a colpo d’occhio, tu possa vederne le corrispondenze

 

Chakra Cosa è Area dell’Esistenza Cosa è Quando è in equilibrio
Primo Chakra

La radice

Si trova alla base della colonna vertebrale. È legato alla sopravvivenza, al mondo materiale.

 

Area 1

La sopravvivenza

È il benessere che deriva dalle cose. Può variare dalla possibilità di avere accesso all’acqua a quella di possedere una casa confortevole.

 

È in equilibrio quando ti senti sicuro, da un punto di vista materiale.
Secondo Chakra Si trova sotto l’ombelico. Influenza le nostre relazioni e la nostra capacità di mostrare empatia. È connesso alle nostre parti intime.

 

Area 2

Il gregge

È il benessere che ci deriva dall’appartenenza a una coppia, a una piccola comunità. È in equilibrio quando hai relazioni sane. Quando, per dirla con l’Intelligenza Emotiva non solo hai un network, ma le persone che ne fanno parte sono socialmente coinvolte, in autentica sintonia con te.

 

 

Terzo Chakra

Il plesso solare

Si trova sopra l’ombelico. Controlla la nostra volontà, la motivazione. Area 3

Lo status, l’organizzazione.

 

È il benessere che deriva dal risultato, dagli obiettivi. È la sfera della soddisfazione personale legata al fare.

 

È in equilibrio quando ti senti soddisfatto del tuo ruolo e/o quando senti che le tue capacità sono affermate e riconosciute.
Quarto Chakra È al centro del petto. È legato alla compassione. Ospita il desiderio di auto accettazione. La consapevolezza. È il benessere che deriva dalla comprensione, dall’integrazione.

Il riconoscere è fondamentale: ascoltare sé e l’altro.

 

È in equilibrio quando riconosci, ascolti realmente,  profondamente e con curiosità te e l’altro e ne trai informazioni per costruire, in modo inclusivo.
Quinto Chakra Ha a che fare con l’udito, la creatività, l’intuizione e l’

autoaccettazione.

La comunicazione.

 

È il benessere che deriva dall’espressione autentica.

Rispetto i miei valori, comunico la mia visione, riconosco quella dell’altro. Raccolgo feedback utili.

 

È in equilibrio quando comunichi in modo consapevole e gentile, usando parole per costruire e non per distruggere.

 

Sesto Chakra Si trova sulla fronte. Rappresenta l’intuizione, il sesto senso. La Visione. È il benessere che deriva dal saper raccogliere segnali e risorse della vita nel qui e ora, per generare la tua visione. È in equilibrio quando hai voglia di alzarti la mattina; quando sei contento di farlo!
Settimo Chakra

La corona

Si trova alla sommità del capo. Si manifesta come una specie di luce che aiuta a entrare in contatto con il potere superiore e fa sentire parte di un tutto. La spiritualità. È il benessere che deriva dal portare il beneficio della propria visione agli altri, senza togliere il sè.

 

È in equilibrio quando le nostre azioni hanno un senso completo, che include il “più alto”.

 

Come puoi lavorare sulle tue aree dell’esistenza per stare bene ed essere felice?
Intendo per arrivare ad avere quelle performance che hai letto sopra.
Sicuramente l’uso delle emozioni come informazioni c’entra, ma posso dirti di più.

Quali domande ti possono aiutare nel tuo percorso?
Ti faccio un esempio concreto su due delle sette aree dell’esistenza che uso nei miei percorsi di coaching.

Area 1: La sopravvivenza.

Se ti senti instabile chiediti sulla sopravvivenza:

  • Da cosa mi sento minacciato?
  • Cosa ho paura di perdere?
  • A cosa posso rinunciare, almeno per ora?
  • Di cosa invece sento di non poter assolutamente fare a meno?
  • Cosa mi serve per stare tranquillo?
  • Che risorse ho per farlo?
  • Quali ostacoli, quali blocchi devo superare?
  • Cosa devo risolvere?
  • Come posso farlo, che risorse ho?
  • Chi mi può aiutare?
  • Come?
  • Qual è il primo passo che posso fare?

Area 3: Lo status, l’organizzazione.

Se ti senti instabile sull’organizzazione puoi chiederti:

  • Quanto sono soddisfatto della mia situazione professionale?
  • Cosa mi piace davvero e cosa tollero a stento?
  • Cosa voglio davvero?
  • Che risorse ho per ottenerlo?
  • Cosa mi blocca dal muovermi verso ciò che voglio?
  • Cosa può aiutarmi?

 

Et voilà! Prima ancora di partire hai due approcci a tua disposizione nella cassetta degli attrezzi, per iniziare il tuo percorso.

Un passo alla volta, accompagnato dal tuo coach di fiducia che è lì solo ad aspettare di aiutarti a rispecchiarti, a farti vedere le risposte che hai già dentro, tutt’a un tratto ogni area si sistema. E tu guadagni energia nuova. Che alimenta la tua motivazione!

Durante il cammino, verifica i tuoi progressi:
Quanti passi fai in avanti, quanti indietro?
Qual è il saldo?
Perché la felicità non è permanente ma puoi generarla sempre.

 

 

Detto questo ti auguriamo di essere felice.

Ti auguriamo di scegliere di trovare la voglia di intraprendere il cammino della felicità, perché possiamo assicurarti che cambierà la tua vita, o meglio ti regalerà una nuova vita!
Scegliere di vedere può illuminare ogni azione, ogni tuo momento, farti sentire ricco e pieno di potenza e finalmente felice!

Barbara & Dario

 

* Il telefono rappresenta la connessione con il mondo noto, il senso del dovere, la paura di lasciare andare.

 

 

 

barbara@talent-up.it
www.talent-up.it

La missione di Talent Up è riconoscere, far esprimere, aiutare ad emergere e potenziare i talenti. Personali e organizzativi. Per generare benessere e performance.
Abbiamo il diritto e il dovere di costruire. Per noi stessi e per il mondo in cui viviamo.